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Diamo voce a L'Aquila



.....

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Postato alle 17:34 di mercoledì, 30 settembre 2009
in proteste
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As indagaçðes ...
 


" ... A resposta certa, não importa nada: o essencial é que as perguntas estejam certas ..."

Mário Quintana



Postato alle 19:00 di lunedì, 28 settembre 2009
in imparando
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Schiavi della carta di credito così siamo finiti nell´abisso




C’era un vecchio aneddoto su due agenti di commercio che giravano l’Africa per conto dei rispettivi calzaturifici. Il primo inviò in ditta questo messaggio:
"Inutile spedire scarpe , qui tutti vanno scalzi."
Il secondo scrisse:
"Richiedo spedizione immediata di due milioni di paia di scarpe, tutti qui vanno scalzi."
La storiella mirava ad esaltare l’intuito imprenditoriale aggressivo, criticando la filosofia prevalente all’epoca secondo cui il commercio rispondeva ai bisogni esistenti e l’offerta seguiva l’andamento della domanda. Nel giro di qualche decennio la filosofia imprenditoriale si è completamente capovolta. Gli agenti di commercio che la pensano come il primo rappresentante sono rarissimi, se ancora esistono. La filosofia imprenditoriale vigente ribadisce che il commercio ha l’obiettivo di impedire che si soddisfino i bisogni, deve creare altri bisogni che esigano di essere soddisfatti e identifica il compito dell’offerta col creare domanda. Questa tesi si applica a qualsiasi prodotto, venga esso dalle fabbriche o dalle società finanziarie. La suddetta filosofia imprenditoriale si applica anche ai prestiti: l’offerta di un prestito deve creare e ingigantire il bisogno di indebitarsi. 

L’introduzione delle carte di credito è stata un segno premonitore. Le carte di credito erano state lanciate sul mercato con uno slogan rivelatore e straordinariamente seducente:
«Perché aspettare per avere quello che vuoi?».
Desideri una cosa ma non hai guadagnato abbastanza per pagarla? Beh, ai vecchi tempi, ora fortunatamente andati, si doveva procrastinare l’appagamento dei propri desideri: stringere la cinghia, negarsi altri diletti, essere prudenti e parchi nelle spese e depositare il denaro così racimolato su un libretto di risparmio nella speranza di riuscire, con la cura e la pazienza necessarie, ad accumularne abbastanza per poter realizzare i propri sogni. Grazie a Dio e al buon cuore delle banche non è più così! Con la carta di credito si può invertire l’ordine: prendi subito, paghi dopo. La carta di credito rende liberi di appagare i desideri a propria discrezione: avere le cose nel momento in cui le vuoi, non quando te le sei guadagnate e te le puoi permettere. 

Questa era la promessa, ma sotto c’era anche una nota in caratteri minuscoli, difficile da decifrare anche se facile da intuire in un momento di riflessione: quel perenne "dopo" ad un certo punto si trasformerà in "subito" e bisognerà ripagare il prestito. Il pagamento dei prestiti contratti per non aspettare e soddisfare subito i vecchi desideri, renderà difficilissimo soddisfarne di nuovi? Non pensare al "dopo", significò , come sempre, guai in vista. Si può smettere di pensare al futuro solo a proprio rischio e pericolo. Sicuramente il conto sarà salato. Più presto che tardi arriva la consapevolezza che allo sgradevole differimento dell’appagamento si è sostituito un breve differimento della vera terribile punizione per l’essere stati precipitosi. Ci si può togliere uno sfizio quando si vuole, ma anticipare il diletto non lo renderà più abbordabile? In ultima analisi, sarà differita solo la presa di coscienza della triste realtà. 

Per quanto nociva e dolorosa, questa non è l’unica nota in caratteri minuscoli sotto la promessa del «prendi subito, paga dopo». Per evitare di limitare ad un solo prestatore il profitto derivante dalle carte di credito e dai prestiti facili, il debito contratto doveva essere trasformato in un bene che procuri profitto permanente. Non riesci a ripagare il tuo debito? Non preoccuparti: a differenza degli avidi prestatori di denaro vecchio stile, ansiosi di veder ripagate le somme prestate entro termini ben precisi e non differibili, noi prestatori di denaro moderni e disponibili non ti chiediamo indietro i nostri soldi, bensì ci offriamo di prestartene altri per pagare il vecchio debito e avere un po’ di disponibilità in più per toglierti nuovi sfizi. Siamo le banche che dicono "sì", le banche disponibili, le banche col sorriso, come diceva una delle pubblicità più geniali. 

Quello che nessuno spot diceva apertamente, lasciando la verità ai cupi presagi del debitore, era che le banche prestatrici in realtà non volevano che i debitori pagassero i debiti. Se lo avessero fatto entro i termini non sarebbero stati più in debito, ma sono proprio i loro debiti, e il relativo interesse mensile, che i moderni, disponibili e geniali prestatori di denaro hanno deciso, con successo, di riciclare come fonte prima del loro profitto costante, assicurato e, si spera, garantito. I clienti che restituiscono puntualmente il denaro preso in prestito sono l’incubo dei prestatori. Le persone che si rifiutano di spendere denaro che non abbiano già guadagnato e si astengono dal prenderlo in prestito, non sono di alcuna utilità ai prestatori perché sono quelli che si affrettano a ripagare i propri debiti alle scadenze. Una delle maggiori società di carte di credito presenti in Gran Bretagna ha suscitato pubbliche proteste nel momento in cui ha scoperto il suo gioco rifiutando il rinnovo delle carte ai clienti che pagavano ogni mese il loro intero debito, senza quindi incorrere in sanzioni finanziarie. 

L’odierna stretta creditizia non è il risultato del fallimento delle banche. Al contrario, è il frutto del tutto prevedibile, anche se nel complesso inatteso, del loro straordinario successo: successo nel trasformare una enorme maggioranza di uomini e donne, vecchi e giovani, in una genìa di debitori. Perenni debitori, perché si è fatto sì che lo status di debitore si auto-perpetui e si continuino a offrire nuovi debiti come unico modo realistico per salvarsi da quelli già contratti. Entrare in questa condizione, ultimamente, è diventato facile quanto mai prima nella storia dell’uomo: uscirne non è mai stato così difficile. Tutti coloro che erano nelle condizioni di ricevere un prestito, e milioni di altri che non potevano e non dovevano essere allettati a chiederlo, sono già stati ammaliati e sedotti a indebitarsi. E proprio come la scomparsa di chi va a piedi nudi è un guaio per l’industria calzaturiera, così la scomparsa delle persone senza debiti è un disastro per l’industria dei prestiti. Quanto predetto da Rosa Luxemburg si è nuovamente avverato: comportandosi come un serpente che si mangia la coda il capitalismo è nuovamente arrivato pericolosamente vicino al suicidio involontario, riuscendo ad esaurire la scorta di nuove terre vergini da sfruttare. 

Negli Usa il debito medio delle famiglie è cresciuto negli ultimi otto anni del 22%. L’ammontare totale dei prestiti su carta di credito non pagati è cresciuto del 15%. E, cosa forse più minacciosa, il debito complessivo degli studenti universitari, la futura élite politica, economica e spirituale della nazione, è raddoppiato. L’insegnamento dell’arte di "vivere indebitati", per sempre, è ormai inserito nei programmi scolastici nazionali. Si è arrivati a una situazione molto simile in Gran Bretagna. Il resto dei Paesi europei segue a non grande distacco. Il pianeta bancario è a corto di terre vergini avendo già sconsideratamente dedicato allo sfruttamento vaste estensioni di terreno sterile. 

La reazione finora, per quanto possa apparire imponente e addirittura rivoluzionaria per come emerge dai titoli dei media e dalle dichiarazioni dei politici, è stata la solita: il tentativo di ricapitalizzare i prestatori di denaro e di rendere i loro debitori nuovamente in grado di ricevere credito, così il business di prestare e prendere in prestito, dell’indebitarsi e mantenersi indebitato, potrebbe tornare alla "normalità". Il welfare state per i ricchi è stato riportato in vetrina dopo essere stato temporaneamente relegato nel retrobottega per evitare invidiosi paragoni. Lo Stato ha nuovamente flesso in pubblico muscoli a lungo rimasti inattivi, stavolta al fine di proseguire il gioco che rende questo esercizio ingrato ma, abominevole a dirsi, inevitabile; un gioco che stranamente non sopporta che lo Stato fletta i muscoli, ma non può sopravvivere senza. 

Quello che si dimentica allegramente e stoltamente in quest’occasione è che l’uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere: dipendono dalla nostra abitudine accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa. Oggi ci viene proposta una via d’uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere  la fornitura di droga. 

Andare alle radici del problema non significa risolverlo all’istante. È però l’unica soluzione che possa rivelarsi adeguata all’enormità del problema e a sopravvivere alle intense, seppur relativamente brevi , sofferenze delle crisi di astinenza. 


Autore: Bauman, Zygmunt
Traduzione di Emilia Benghi
Fonte: Eddyburg
 



Postato alle 10:56 di domenica, 27 settembre 2009
in
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Aliena vitia in oculis habemus ...





PRAGA
«Occorre trovare nuovi modelli di una economia responsabile sia nei singoli paesi che nell’umanità intera»
E' questa la ricetta proposta dal Papa per superare la crisi economica.
«L’etica è un principio interiore dell’economia - ha detto Ratzinger incontrando i giornalisti sul volo papale che lo ha portato nella Repubblica Ceca - che non funziona se non tiene conto dei valori umani della solidarietà, della responsabilità reciproca. Integrare l’etica nella costruzione dell’economia. È la grande sfida di questa umanità. Spro di aver contribuito a questa sfida con la mia enciclica Caritas in veritate. Il dibattito in corso è incoraggiante. Il senso di responsabilità sia più forte della volontà del profitto e più forte dell’egoismo».

E quindi lo IOR??



Postato alle 11:55 di sabato, 26 settembre 2009
in risposte
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.....
Opera di Nicoletta Tomas Caravia



" ... Senza ali, tu lo sai, non si vola ..."



Postato alle 15:58 di giovedì, 24 settembre 2009
in diario
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Del libero pensiero
http://www.fotocontest.it/img.php?id=15389
 
Diritti riservati Ares80

" ... Quando gli uomini rinunciano a dire che cosa può essere affascinante, rinunciano anche a pensarlo ... "

Oscar Wilde





Postato alle 09:51 di martedì, 22 settembre 2009
in pensieri, imparando
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http://www.associazioneonlus.it/images/WHITE%20HORSEquartier%20militare.jpg


Postato alle 12:06 di lunedì, 21 settembre 2009
in pensieri
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Donna





Sanaa è morta, per mano di suo padre, per odio, per gelosia, per cultura.
Morta come Cristina a Rho, come Irene a Sulmona, come Camilla a Padova, come Chiara  a Garlasco, come Meredith a Perugia ... morte per odio?? Per follia?? Per cultura??
Morte prima o dopo, morte dentro.
Morte come tante donne dopo la violenza dei propri padri, mariti, fratelli, amici, compagni.
Condannate a stare in cantina a fare figli.
Condannate a stare in casa a fare le "buone" mogli, spesso sotto lo scudo patriarcale degli uomini di famiglia, spesso oppresse, tormentate, afflitte, insultate, condannate.
Ridotte alla pazzia, violentate ...prima nell'anima poi nel corpo.
Si vive per sempre sfigurate per non aver accettato il dovere che ci viene imposto.
Si muore da donne in tutto il Mondo, per un'unica cultura, sempre la stessa ...la cultura dell'uomo.
Si muore per mano dei carcerieri libici, dopo esser stati respinti e rimpatriati.
Dopo aver subito l'ennesimo rifiuto e la violenza ...per non tornare a casa con in grembo un figlio di nessuno.
Si muore come Ylenia, senza nessuno ... nel silenzio della notte .... meglio l'aborto clandestino che la vergogna.
Si muore come Lorena, a soli 14 anni ...bruciata e gettata in un pozzo.
Si muore ogni tre giorni, in Italia.
Si muore, da Donne.





Postato alle 12:22 di sabato, 19 settembre 2009
in emozioni, dedicato
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.....




" ... E' il 18 settembre del 1944, sono le nove di mattina...nell'aula del Palazzo di Giustizia tutti sono in attesa. Il Dottor Donato Carretta attende di testimoniare a carico del questore di Roma, Pietro Caruso, reo d'aver compilato la lista dei cinquanta nomi richiesti da Kappler per completare il numero degli Italiani da massacrare alle Fosse Ardeatine.
La folla inferocita attende la sua vendetta, le forze dell'ordine non sono in grado di contenere e trattenere la massa umana che occupa le sale, i corridoi, gridando giustizia.
Il colonnello americano John Pollock, capo della polizia alleata, d'accordo con Mario Berlinguer decidono imnprovvisamente di rinviare il processo a data da destinare...è il disastro...la folla inferocita occupa l'aula, travolge ogni cosa, desiderosa solo di mettere le mani su Caruso ...quando sopra alle grida si alza una voce...
Punta il dito verso Donato Carretta:
"Assassino!! Mascalzone!! Sei tu il colpevole!!"
E' Maria Ricottini, ritiene Carretta colpevole della morte del figlio per mano dei tedeschi pochi giorni prima della Liberazione. Egli, in qualità di direttore del Regina Coeli, non è stato in grado di difenderlo, di salvarlo...lei affranta ed accecata vede in ognuno un colpevole.
La folla non aspetta altro, si avventa su Carretta: cento mani calano sull'infelice, viene colpito ferocemente a pugni e calci, le sedie gli vengono fracassate sulla testa ...gli strappano i vestiti, lo sbattono a terra, lo calpestano. Carretta fugge all'interno del Palazzo, si chiude in una saletta nascondendosi sotto un tavolo, ma lo scoprono, lo trascinano verso una finestra per gettarlo nel vuoto, riesce ancora a sottrarsi, sullo scalone esterno viene bloccato e malmenato. Un tenente dei carabinieri corre in suo aiuto, tenta di salvarlo infilandolo prima in un auto, poi in una camionetta militare, ma è tutto inutile. Ridotto ormai ad un pupazzo sanguinante viene portato fin sulle rotaie del tram, la vettura che avanza deve tagliarlo in due ma il tramviere si rifiuta, allora estrae la tessera del partito comunista e risponde:
"Non sono un fascista e nemmeno un assassino".
Ma Carretta deve morire.
Viene scaraventato nel Tevere, tenta di nuotare ma subito una barca lo raggiunge, viene finito a colpi di remi sulla testa, si allarga sull'acqua la macchia di sangue, Donato Carretta è morto ... il cadavere e' tirato in secco.
Ma la folla non è sazia, non è ancora compiuta la vendetta ... trascinato per i piedi sul selciato viene condotto fino a Regina Coeli e appeso a testa in giu' all'inferriata del carcere, così che possa vederlo sua moglie affacciandosi e che un giorno lo sappia suo figlio, prigioniero dei tedeschi per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Mussolini ... "
 
65 anni fa.



Postato alle 21:36 di venerdì, 18 settembre 2009
in dedicato
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Las Garzas ...
http://www.venezuela.net.ve/turismo/images/hatoelcedral.JPG



" ... ¿Es una nube? ¿Es un punto vacío
en el azul...? No, amigo mío,
es un bando de garzas... Son las novias del Río ... "


Andrés Eloy Blanco


Postato alle 09:44 di lunedì, 14 settembre 2009
in poesie, emozioni
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