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Italiani e loro discendenti protestano contro "disservizi"
prestati dai consolati italiani in Brasile.
NOTA DI PROTESTA
Noi, del Gruppo Brava Gente, che aggrega italiani e loro discendenti in tutto il Brasile, veniamo a PROTESTARE pubblicamente contro la cattiva assistenza prestata dai Consolati italiani in Brasile ai propri connazionali. RIGETTIAMO con veemenza gli atteggiamenti dei loro funzionari di ogni livello, dai custodi e portieri fino ai gradi più alti, i quali ignorano, o fingono di ignorare, il comportamento arrogante, prepotente ed incivile dei loro subordinati. Con tali comportamenti, le persone sono umiliate, avvilite, discriminate e spesso non riescono ad ottenere una semplice informazione, né di persona, a causa delle insopportabili file di attesa, né per telefono, perché i telefoni sono generalmente occupati, o non rispondono, oppure, quando rispondono, l’assistenza è inadeguata. Oltre a questo, non si riesce a fare prenotazioni via internet, perché i form non funzionano.
DENUNCIAMO l’evidente comportamento discriminatorio del Consolato di Rio de Janeiro il quale, in maniera arbitraria, limita l’emissione di passaporti SOLAMENTE NEL CASO DI CITTADINI ITALO-BRASILIANI, in conformità al comunicato di cui alla pagina principale del suo sito. SOLLECITIAMO che sia data trasparenza ai servizi prestati e chiare informazioni sull’andamento delle richieste di cittadinanza, facendo pubblicare una lista aggiornata nei siti. Finalmente e soprattutto, da italiani quali siamo, ESIGIAMO che la nostra patria Italia sia rappresentata con tutta la dignità che essa merita.




" ... Je ne comprends pas ..."

Buona fortuna Signor Obama, a lei un difficile compito ... Abbia coraggio.
" ... Caro Thomas
So che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva israeliana, devi sapere quello che io penso. Da dove cominciare? Che ne dici del 1964? Lascia che ti citi le mie parole durante il processo contro di me. Oggi esse sono vere quanto lo erano allora: "Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho combattuto contro la dominazione dei neri. Ho vissuto con l'ideale di una società libera e democratica in cui tutte le sue componenti vivessero in armonia e con uguali opportunità. E' un ideale che spero di realizzare. Ma, se ce ne fosse bisogno, è un ideale per cui sono disposto a morire".
Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l'apartheid non ha futuro. In Sud Africa esso è finito grazie all'azione delle nostre masse, determinate a costruire pace e sicurezza. Una tale determinazione non poteva non portare alla stabilizzazione della democrazia. Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani. Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il problema palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più importante dei quali è il Diritto al Ritorno dei profughi palestinesi. Il conflitto israelo-palestinese non è una questione di occupazione militare e Israele non è un paese che si sia stabilito "normalmente" e che, nel 1967, ha occupato un altro paese. I palestinesi non lottano per uno "Stato", ma per la libertà, l'indipendenza e l'uguaglianza, proprio come noi sudafricani. Qualche anno fa, e specialmente durante il governo Laburista, Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l'esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare.
Israele non pensava ad uno "Stato", ma alla "separazione". Il valore della separazione è misurato in termini di abilità, da parte di Israele, di mantenere ebreo lo stato ebreo, senza avere una minoranza palestinese che potrebbe divenire maggioranza nel futuro. Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare o uno stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure.
Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent'anni, scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani è preda di un volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo è della natura di: "Odio gli arabi" e "Vorrei che gli arabi morissero". Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno per le vite palestinesi, l'altro per quelle ebree. Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprietà ed alla terra. La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perche' puo' essere confiscata.
Per quanto riguarda l'occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi è un fattore aggiuntivo. Le cosiddette "aree autonome palestinesi" sono bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano. Lo stato palestinese non puo' essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perché Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana è la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi. Dal momento che Israele è uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico. L'apartheid è un crimine contro l'umanità. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini. La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la società israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente. Thomas, non sto abbandonando la diplomazia. Ma non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te. Quando deciderai cosa fare, chiamami."

" ... Ribaciami in uno stelo
di amore
e pensa alla giovinezza che mi
prende e mi ha lasciato sola
per lunghi anni ..."
Alda Merini