" ... Un uomo, racconta Barlaam, alla vista di un unicorno imbizzarrito fuggì via a gambe levate, ma andò a finire in un burrone. Aggrappatosi ad un arbusto, pensò che da quel momento in poi poteva starsene tranquillo. Ma quand'ebbe guardato bene, vide due sorci, uno bianco e uno nero, che senza posa rosicchiavan la radice dell'arbusto al quale era sospeso: ed anzi, eran proprio sul punto di reciderla di netto. Allora guardò in fondo al burrone, e scorse un drago orribile alla vista, che spirava fuoco dalle narici: aveva un aspetto torvo e minaccioso, spalancava ferocemente le fauci e non vedeva l'ora di inghiottirselo. E ancora aguzzò lo sguardo a esaminar la base d'appoggio su cui teneva puntellati i piedi: scorse quattro teste d'aspidi che si protendean fuori dalla parete rocciosa, cui si teneva stretto. Allora levò gli occhi in alto, e vide che dai ramoscelli dell'arbusto stillava qualche goccia di miele. Così cessò di ragionar dei flagelli che lo circondavano (...). Di tutto questo e di sì orrendi spettacoli, sconsideratamente si dimenticò, e con tutto il suo sentire si concentrò sulla dolcezza di quella piccola goccia di miele ..."
Il principe indiano Ioasaf, al quale Barlaam racconta la parabola, non è altri che Siddharta, il futuro Buddha.
[Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf ( VIII -XI sec)]
CHI SEI TU, FRATELLO, PER LEGARE LE MIE MANI E NEGARE IL MIO PENSIERO??